LA RICETTA PERFETTA

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LA RICETTA PERFETTA

 

 

Riceviamo e pubblichiamo una lettera da parte di un imprenditore contro le associazioni di categoria.

In questo momento particolare per l’economia mondiale si leva un grido di rabbia da parte di chi ha contribuito a far grande questo paese attraverso la propria persona, la propria intraprendenza  ed attività imprenditoriale, ed oggi dice basta chiamando a raccolta la sua gente.

Artigiani, commercianti,  liberi professionisti, globuli rossi che portano ossigeno a questo corpo malato che si chiama Italia o, per i più ottimisti Europa, sono stanchi, succubi da politiche bancarie e restrizioni che come un cancro, li distrugge e rende vano ogni sforzo per andare avanti.

Lo sfogo e la ricetta, forse non esce da Oxford,  ma se pensata da chi vive tutti i giorni di prima persona ed in prima linea la realtà odierna non può che migliorare il futuro.




Carissima Associazione ......

 

Sono Amanzio  Verga, titolare di piccola realtà commerciale, distributore all’ingrosso di materiali generici

Ho avuto modo di parlare con diversi artigiani, commercianti e imprese, per cui ritengo che quanto espongo possa essere espressione di un pensiero comune.

E’ arrivata l’ora di protestare, non è più possibile accettare questo comportamento delle politiche bancarie dettate da Basilea 1 – 2 – 3 ;  queste restrizioni esagerate vanno a discapito delle piccole- medie imprese mettendole fortemente in difficoltà e creando più disoccupazione o chiusure.

Le nostre categorie chiedono un vostro intervento per arginare questa crisi del credito, tenendo presente che la maggior parte delle imprese si trova costretta, per non soccombere, a chiedere prestiti a condizioni pesantissime o addirittura da strozzini

Comprenderete che le nostre categorie devono essere tutelate , ciò che fino a oggi voi non avete fatto , anche per evitare una forte disoccupazione e chiusure.

Ho sentito che le vostre associazioni iniziano a perdere iscritti e quindi forse è giunto il momento di ripensare al vostro fondamentale ruolo di tutela anche perché, in caso contrario, non vedo il motivo di continuare a essere vostro associato.

Proseguendo in tal modo la situazione, temo anzi che le associazioni perderanno sempre più iscritti e le imprese manifesteranno tutta la loro insoddisfazione, scendendo in piazza

La soluzione sarebbe il ripristino del credito , cioè :

 Il congelamento del debito in atto verso le banche sul conto corrente aziendale per due anni con pagamento interessi del 5% massimo

La riapertura di un credito del 30% del fatturato dichiarato negli ultimi 3 anni di bilancio  ( 80% di portafoglio e 20% di cassa- dopo i due anni rientro del debito con pagamento di 36 rate mensili )

 

 

Le valutazioni delle aziende dovrebbero avere queste caratteristiche:

 

5 anni di esistenza, bilanci pari o perdite del 20%, aver  pagato tasse IVA , contributi e prospettive di rilancio dell’azienda o mantenimento della stessa senza licenziamenti.

 

E’ chiaro che le garanzie dovranno essere date , oltre che  quelle dell’azienda ,  per differenza dallo Stato mediante crediti Regionali agli istituti bancari..

Queste richieste a mio parere sono fattibili in quanto ritengo che, stazionando così la crisi, avremmo sulla strada molte persone disoccupate che costeranno allo Stato più di quello che potrebbero costare le garanzie per aver dato questo credito.

 

I nostri sforzi hanno contribuito anche a salvare l'economia, ma non possiamo andare avanti così.

Auspico un vostro intervento a brevissimo che tenga conto delle lamentele e delle proposte.

 

                                                                                              Amanzio Verga



Sicurezza e Business   è responsabile dell'introduzione ma non del contenuto della lettera inviataci.

 

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